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Palermo e i Cantastorie

Voci, chitarre e memorie di Piazza

Una volta, non molto tempo fa, nelle strade di Palermo risuonavano voci forti e appassionate che si mescolavano al suono di una chitarra e al fruscio della gente che si avvicinava curiosa.

Bastava un angolo di piazza, un cartellone dipinto a mano e una voce calda ed era come se il mondo si fermasse.

Erano i cantastorie, figure che Palermo conosceva bene, ogni quartiere, dalla Kalsa al Capo, aveva il suo angolo dove questi artisti si fermavano a raccontare.

Non si limitavano a “cantare” storie, le facevano vivere, le sentivi nelle loro voci, nelle mani, negli occhi, narravano di amori perduti, di eroi coraggiosi, di santi e delinquenti, di fatti che erano accaduti davvero o magari no, ma che tutti amavano ascoltare.

I Cantastorie di Palermo
I Cantastorie di Palermo

Una Palermo che ascoltava

Nei primi decenni del Novecento, Palermo era una città piena di contrasti, ricca di cultura e bellezza, ma anche segnata dalla povertà e dalle ingiustizie sociali.

La radio non era ancora arrivata ovunque e la televisione era solo un sogno, i cantastorie erano, per tanti, l'unico giornale, il solo teatro, la vera finestra su quello che accadeva nel mondo.

Li trovavi nelle piazze, con grandi pannelli illustrati, come dei fumetti, che aiutavano a seguire il racconto.

Alcuni di loro avevano studiato poco, ma avevano un talento innato, sapevano giocare con il ritmo, sapevano quando far ridere e quando farti venire il nodo in gola.

I Cantastorie di Palermo
I Cantastorie di Palermo

Cunti, briganti, leggende e storie vere

Molti di questi cantastorie erano eredi di un'antica tradizione, quella del 'cunto' siciliano.

Un'arte affilata come una lama, dove le parole diventavano spade, e il respiro del pubblico faceva parte dello spettacolo.

Raccontavano di Orlando e Rinaldo, ma anche del bandito Giuliano o di storie realmente accaduti nei vicoli della città.

I bambini si sedevano per strada, gli anziani si appoggiavano ai bastoni, mentre i venditori si prendevano una pausa.

La città si fermava per ascoltare e anche se certe storie le avevano già ascoltate mille volte, sembravano sempre fresche, perché non erano solo parole, erano sentimenti.

I Cantastorie di Palermo
I Cantastorie di Palermo

Il declino e la scomparsa della tradizione

Con l’avvento dei mass media, la radio e la televisione, i cantastorie tradizionali cominciarono a perdere visibilità. La televisione, in particolare, divenne il mezzo prediletto per l’intrattenimento, e molte forme di narrazione orale tradizionale scomparvero.

Nel corso della seconda metà del Novecento, molti cantastorie scomparvero o vennero sopraffatti dalle nuove forme di comunicazione, alcuni continuarono la loro attività, ma in modo marginale, cercando di adattarsi ai nuovi tempi con performance in piccoli locali o durante manifestazioni folkloristiche, altri si trovarono in difficoltà, incapaci di mantenere il loro pubblico tradizionale di lavoratori e contadini.

I Cantastorie di Palermo
I Cantastorie di Palermo

Oggi, il cantastorie rimane un simbolo forte della cultura popolare siciliana, portando valori di solidarietà e memoria collettiva.

Non era solo un'arte destinata a intrattenere, ma un modo di raccontare la vita quotidiana e le sfide di una comunità.

La memoria storica della città di Palermo e dei suoi abitanti, con le loro lotte sociali, rimane racchiusa nelle parole di quelli che un tempo furono i narratori, che per secoli hanno raccontato la Sicilia con passione e spirito.