Storia, memoria e significato di un simbolo del Risorgimento Siciliano
Nel prospetto laterale della Chiesa della Gancia di Palermo, si nota una piccola incisione nella muratura, la Buca della Salvezza.
Si tratta di un varco irregolare, incorniciato da una lapide commemorativa in marmo, che misura appena 50 centimetri di larghezza per 35 centimetri di profondità.

La buca della salvezza sul muro della Chiesa della Gancia di Palermo
Questo modesto foro nel muro rappresenta uno dei monumenti più significativi e toccanti del Risorgimento palermitano, infatti a differenza di statue e monumenti commemorativi, la Buca della Salvezza non è stata progettata come memoriale, è il varco autentico attraverso cui, nell'aprile del 1860, due patrioti riuscirono a sottrarsi alla repressione borbonica.
In quel periodo, la città era sotto il controllo delle truppe borboniche, da tempo, però, circoli carbonari e società segrete lavoravano nell'ombra per preparare un'insurrezione generale.
Il piano prevedeva che la rivolta scoppiasse simultaneamente in più punti della città, con l'obiettivo di sopraffare le guarnigioni nemiche e aprire la strada alla spedizione dei Mille di Garibaldi.
Il Convento della Gancia fu scelto come uno dei centri organizzativi della rivolta, nelle prime ore del mattino del 4 aprile, le campane della chiesa suonarono a stormo, dando il via all'insurrezione. Ma il capo di polizia, informato dei fatti, aveva già fatto circondare il Convento dalle truppe borboniche. Dopo poche ore di combattimento, gli insorti furono sopraffatti.
La Fuga nella Cripta
Durante l'assalto, due rivoltosi – Gaspare Bivona e Filippo Patti – riuscirono a sottrarsi alla cattura rifugiandosi nella cripta della chiesa e, sapendo che i soldati borbonici li cercavano attivamente, i due patrioti ebbero un'idea disperata, finsero di essere morti, nascondendosi sotto i cadaveri di altri combattenti caduti durante il combattimento.
Per cinque giorni interi, Bivona e Patti rimasero nascosti in quel luogo tetro e angusto, senza cibo, senza acqua, nell'oscurità più totale, ascoltarono i passi dei soldati che perlustravano il convento alla loro ricerca. La loro unica speranza era che, prima o poi, le truppe borboniche avessero abbandonato le ricerche.
Ma la fame e la sete divennero insostenibili e fu in quel momento di disperazione che i due patrioti decisero di tentare una fuga disperata: scavare un varco nella muratura che separava la cripta dall'esterno.
A mani nude e strumenti di fortuna, Gaspare Bivona e Filippo Patti iniziarono a scavare nel muro di pietra, il lavoro era lento e faticoso, ma la speranza di libertà li spingeva ad andare avanti.
Dopo ore di lavoro, riuscirono ad aprire un passaggio sufficientemente largo da permettere il passaggio di una persona. Ma una volta all'esterno, i due patrioti si trovarono ancora in territorio nemico: le strade della Kalsa erano pattugliate dai soldati borbonici, e ogni loro movimento poteva tradirli.
Fu a questo punto che entrò in gioco la solidarietà popolare.
L'Intervento delle Donne della Kalsa
Gli abitanti del quartiere Kalsa, che avevano assistito con orrore alla repressione borbonica, non erano rimasti inermi, in particolare, le donne del rione decisero di aiutare i due patrioti in fuga.
Queste donne, con astuzia, organizzarono una messinscena memorabile, in una strada adiacente alla chiesa, iniziarono una delle tradizionali "sciarre", le rumorose litigate tra donne che, nella cultura popolare siciliana, erano famose per la loro teatralità.
Urla, spinte, gesti concitati, attirarono immediatamente l'attenzione dei soldati borbonici, che abbandonarono temporaneamente le loro posizioni per capire cosa stesse accadendo.
Mentre le guardie erano distratte dalla "rissa", un carrettiere del luogo, complice della Resistenza, fece salire i due patrioti su un carico di paglia, facendoli uscire dal quartiere come se fossero semplici merci.
In questo modo, Gaspare Bivona e Filippo Patti riuscirono a sfuggire alla cattura e a mettersi in salvo.
La Lapide Commemorativa
A ricordo dell'evento, sul prospetto della Chiesa della Gancia fu posta una lapide marmorea che ancora oggi identifica la Buca della Salvezza, la lapide racconta brevemente la storia dei due patrioti e l'eroismo delle donne che li aiutarono a fuggire.

La buca della salvezza sul muro della Chiesa della Gancia di Palermo
Fonti e Bibliografia
Fonti Archivistiche
- Archivio di Stato di Palermo – Documenti sulla rivolta del 4 aprile 1860
- Archivio Biografico del Comune di Palermo – Schede su Gaspare Bivona e Filippo Patti
- Fascicoli della Regione Siciliana sulla Rivolta della Gancia
Pubblicazioni Storiografiche
- Criscuolo, Francesco, La Gancia: la notte dei 13-14 maggio 1860 a Palermo, 1970
- Lupo, Salvatore, La Gancia: la rivolta di maggio 1860 a Palermo, 1995
- Pugliese, Giuseppe, La Gancia. La rivolta anti-borbonica del 1860, 2002