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Il Giornale L'Ora di Palermo

Un secolo di giornalismo coraggioso tra cronaca, denuncia del fenomeno mafioso e impegno civile

Fondato il 22 aprile 1900 su iniziativa della famiglia Florio, "L’Ora" è stato uno dei quotidiani più significativi della storia italiana, non solo per la sua longevità, ma per il ruolo cruciale svolto nella denuncia della mafia, nella difesa della democrazia e nella promozione di una cultura progressista in Sicilia.

La sua storia, che si conclude nel 1992, è intrecciata con le vicende più drammatiche e luminose dell’isola, diventando simbolo di un giornalismo indipendente, spesso pagato a caro prezzo.

Il periodo di maggiore splendore coincide con la direzione di Vittorio Nisticò (1954-1975), sotto la sua guida, "L’Ora" diventa un faro dell’informazione critica, denunciando per primo il fenomeno mafioso con inchieste coraggiose e senza compromessi.

Illustrazione del Direttore del Giornale L'Ora di Palermo Vittorio Nisticò (1954-1975)

Illustrazione del Direttore del Giornale L'Ora di Palermo Vittorio Nisticò (1954-1975)

Il periodo di Nisticò coincise con l’ascesa delle prime inchieste sistematiche sulla mafia. “L’Ora” fu il primo giornale a denunciare pubblicamente l’esistenza e il potere dell’organizzazione criminale, rompendo il muro di omertà che avvolgeva la Sicilia.

Nel 1958, la pubblicazione di un’inchiesta sulla mafia scatenò la reazione violenta di Cosa Nostra: la sede del giornale fu devastata da un attentato dinamitardo.

Prima pagina del Giornale L'Ora di Palermo del 1958

Prima pagina del Giornale L'Ora di Palermo del 1958

La risposta della redazione fu esemplare: il giorno dopo, il titolo in prima pagina recitava:

«La mafia ci minaccia, l’inchiesta continua»

Nisticò non era un direttore qualsiasi, la sua redazione, situata in Piazzetta Napoli a Palermo, divenne un crogiolo di idee, un luogo dove si incrociavano le firme di futuri giganti del giornalismo italiano e dove si formarono generazioni di cronisti.

Tra i collaboratori, spiccavano nomi come Leonardo Sciascia, Danilo Dolci, Renato Guttuso e, più tardi, Letizia Battaglia, che con le sue fotografie avrebbe documentato la violenza mafiosa come pochi altri.

Sotto la guida di Nisticò, “L’Ora” non si limitò a fare cronaca: divenne un attore politico e culturale, schierandosi in difesa dell’autonomia regionale, della riforma agraria e dei diritti dei lavoratori.

Il giornale si distinse per la sua capacità di connettere le istanze di rinnovamento sociale con la denuncia delle derive clientelari e mafiose, offrendo una piattaforma a voci critiche e innovative.

Il giornale, essendo un quotidiano del pomeriggio, contava sugli strilloni per raggiungere i lettori in tempo reale, soprattutto quando uscivano edizioni straordinarie o scoop sulle inchieste antimafia.

Giovane ragazzo, chiamato "strillone" vendeva giornali per strada

Giovane ragazzo, chiamato "strillone" vendeva giornali per strada

Gli strilloni, spesso ragazzi giovani, vendevano i giornali per le strade, gridando i titoli delle notizie più clamorose, erano noti per il loro stile diretto e talvolta drammatico, che rifletteva il tono coraggioso del giornale.

Ad esempio, dopo l’attentato del 1958 alla sede del quotidiano, gli strilloni urlavano: «La mafia ci minaccia, l’inchiesta continua!», trasformando le strade di Palermo in una cassa di risonanza per la battaglia civile del giornale.

Nel 1975, dopo vent’anni di direzione, Nisticò lasciò la guida del giornale, ma il suo impegno non terminò.

Negli anni Ottanta, tornò a “L’Ora” per presiedere la cooperativa di giornalisti che tentò di salvare il quotidiano dalla chiusura, ormai minacciata da gravi difficoltà economiche e dalla concorrenza della televisione.

Lultima edizione del 1992 del Giornale L'Ora di Palermo

Lultima edizione del 1992 del Giornale L'Ora di Palermo

Nonostante gli sforzi, nel 1992, a pochi giorni dalla strage di Capaci, il giornale cessò definitivamente le pubblicazioni.

La storia di Vittorio Nisticò e de “L’Ora” ci ricorda che il giornalismo, quando è libero, indipendente e coraggioso, può cambiare la società.

Come scrisse Leonardo Sciascia, collaboratore storico del giornale:

«Un giornale non è solo carta stampata: è un patto tra chi scrive e chi legge, un impegno a non voltare mai lo sguardo dall’altra parte».